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14 settembre 2008
Manovra economica e scuola







Grazie alla manovra economica predisposta da

Giulio Tremonti, il disegno del governo
sulla scuola ora è chiaro. Improvvisamente
la cortina fumogena che si era creata
intorno alle buone intenzioni manifestate da
l Ministro Gelmini è svanita e con essa la
melassa fatta di aperture e ricerca di più ampie convergenze. 
Sono le cifre a parlare, 150.000 posti in meno

in tre anni: questo è il primo ed unico
punto fermo degli interventi governativi sulla
scuola.
La scuola deve cambiare per
funzionare con circa il 20% in meno dell’attuale personale
e solo il 30% delle risorse

risparmiate con questa cura da cavallo sa
rà reinvestita per migliorare la qualità
attraverso aumenti alla professionalità degli insegnanti.
Tremonti ovviamente non scherza e a riprova
di questo ha piazzato ben tre forme di

controllo per conseguire i risparmi previsti:
i dirigenti Miur risponderanno con
carriera e stipendi del mancato raggiungimento
dell’obiettivo di riduzione degli
organici, è istituito un apposito comitato tecnico di controllo
interministeriale 
sull’attuazione dei tagli e, comunque, reintroduce
la clausola di salvaguardia (se il Miur
non taglia tutti i posti previsti avrà comunque una corrispondente riduzione dei finanziamenti) … manca solo l’ordine impartito dalla polizia di Chicago per catturare i
Blues Brothers “è ammessa ogni forma di
 violenza, anche quella non necessaria”.
Il disegno è lo stesso del 2001:
impoverire e indebolire la
scuola pubblica per creare la

spinta ad uscirne, individuare le risorse (buono scuola)
da trasferire alle famiglie per
favorire l’accesso a percorsi privati, ridurre
 la scuola pubblica alla stessa funzione
della tessera di povertà
, un
servizio residuale e compassionevole
riservato agli
svantaggiati.
Non siamo di fronte ad una forma di riformismo,

sia pur orientata a destra, animata
da buon senso e pragmatismo e aperta a so
luzioni condivise. La manovra Tremonti è
massimalista, ideologica e autoritaria
, come
è messo in luce dalle sue caratteristiche
principali: il metodo (prima stabilisce unilateralmente
i tagli e poi ad essi saranno
finalizzati i cambiamenti
), l’entità (sottrae

in tre anni oltre cinque miliardi di euro
all’istruzione pubblica la cui spesa è già in
feriore alla media Ocse
), l’obiettivo (non
riallocare le risorse per spendere meglio
e innalzare la qualità ma impoverire il sistema
pubblico
).
Anche l’impegno a destinare nel 2010 il 30%
dei risparmi derivanti dai tagli per le
carriere professionali degli insegnanti
, unico

zuccherino nel mare dei veleni, in realtà è
una finzione perché, con l’inflazione programmata
fissata da Tremonti per i contratti
all’1,7-1,5 e un’ inflazione attesa di oltre 
il doppio (oggi è al 3,6), gli stipendi degli insegnanti,
già da fame secondo Gelmini, fra due anni saranno sotto la soglia di
sopravvivenza
. Se le cose andranno così,
non è difficile prevedere la fine di quelle
risorse accantonate a suon di tagli: saranno
prese d’assalto come i forni ai tempi della

peste manzoniana per cercare di recuperare
il potere di acquisto.

Altro che carriere professionali e incentivi al merito!



di Fabrizio Da Crema






permalink | inviato da sos.università il 14/9/2008 alle 17:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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